
Le opere di Cristian Cimatti si collocano in uno spazio di confine tra materia e visione. Attraverso la ceramica raku, il metallo e gli elementi organici, l’artista costruisce una popolazione di presenze ibride, sospese tra reperto archeologico e organismo futuro. I suoi volti frammentati e i suoi corpi incompiuti non raccontano una storia definita, ma aprono territori interpretativi nei quali memoria, trasformazione e identità si intrecciano. La materia, segnata dal fuoco e dal tempo, diventa metafora della condizione umana: fragile, mutevole e continuamente attraversata dal cambiamento. Ogni scultura appare come il frammento di una più ampia narrazione esistenziale, un viaggio nel quale la forma non rappresenta il reale, ma ne rivela le tensioni più profonde. Giorgio Bertozzi

Cristian Cimatti è uno scultore romagnolo che utilizza la ceramica, spesso attraverso la tecnica raku. La sua mente visionaria lo conduce talvolta a creare connubi tra l’argilla e materiali estranei, come metalli ed elementi organici, dando vita a opere in cui la materia diventa veicolo di pensieri “smarriti” e di sensazioni presenti.
La sua ricerca si configura come una trasfigurazione materica: la ceramica non è più soltanto oggetto, ma un corpo ibrido — in cui lo spirito trascende la forma — capace di sconvolgere o coinvolgere lo spettatore attraverso sensazioni di disagio o fascinazione. Il messaggio non viene imposto, ma lascia spazio al libero arbitrio interpretativo.
Piuttosto che presentarsi come una sequenza di opere isolate, la sua produzione può essere letta come un’unica “installazione vitale”: un viaggio che scorre nel tempo di una vita, accompagnato dalle risate e dalle miserie del proprio tempo.

















